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Mar, Giu

Storia e Tradizioni Pugliesi

La Settimana Santa è una delle ricorrenze dell’Anno Liturgico più sentite in tutte le città della Puglia, dalle più piccole alle più grandi. Sicuramente l’apice delle celebrazioni religiose, per quanto riguarda soprattutto le manifestazioni esterne, si ha nel corso della giornata del Venerdì Santo, in genere con la processione dei Misteri, ma anche il Venerdì antecedente la Domenica delle Palme, quello che un tempo era denominato di Passione o dei Dolori, vede quasi in ogni località una processione dell’Addolorata o della Desolata.

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Da Peschici a Trani, da Ostuni a Martina Franca sino ad Otranto s’incontra nei centri abitati e nelle campagne il Bianco dei muri di Puglia, un colore antropologico. 

Il Bianco dei muri di Puglia non è un colore, bensì è un elemento fondamentale, antropologico, del paesaggio pugliese, sempre presente da Peschici a Trani, da Ostuni a Martina Franca sino ad Otranto. Il Bianco dei muri di Puglia è costituito dal bianco di calce; deriva fisicamente dalla trasformazione di un minerale naturale, la pietra calcarea, molto presente nel sottosuolo della regione.

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PIETRAMONTECORVINO (Fg) – La processione dei palii e la festa di Sant’Alberto, patrono di Pietramontecorvino, faranno parte da quest’anno del circuito “Patroni di Puglia”, progetto della Regione che valorizza e promuove turisticamente il grande patrimonio di storia, arte e cultura rappresentato dalla fede e dalle tradizioni popolari. L’iniziativa è stata presentata venerdì 23 marzo a Palazzo Dogana, sede della Provincia di Foggia. Per il momento, il circuito di “Patroni di Puglia” riguarda trenta comuni pugliesi, tra i quali Foggia, Pietramontecorvino, Roseto Valfortore, San Severo e Vico del Gargano.

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Qui, nel cuore verde della provincia di Foggia, nella notte a cavallo tra il giorno di Ognissanti e quello dedicato al culto dei morti, il 1° novembre si accende alla luce dei falò e al bagliore dei lumi posizionati all’interno delle zucche antropomorfe. Non si tratta di Halloween (che per altro si festeggia il 31 ottobre, ndr), ma di un evento che mette in evidenza l’illuminazione della fede, il ricordo dei defunti, il gusto genuino di stare insieme condividendo un momento di comunione caratterizzato dalla magia autentica del legame misterioso tra il mondo dei vivi e quello di quanti vivono nella nostra memoria.

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É credenza popolare che nella notte tra il giorno di Ognissanti e il 2 Novembre, i morti ritornino sulla terra per far visita alle proprie case, dove "l'Anime u Priatorje" (le Anime del Purgatorio) trovavano preparata "A tavele" imbandita con pane e acqua affinchè si rifocillassero durante il loro girovagare. Nel bicchiere si lasciava una palma benedetta.
I fanciulli usavano mettere una calza vuota "A cavezètte de l'anime i murte" appesa ai piedi del proprio letto o dietro "U varrone da porte" (sbarra di ferro che sosteneva la porta d'ingresso) perchè convinti che i morti li riempivano di doni.

In realtà; erano i genitori che preparavano "A cavezètte (la calza dei Morti) che riempivano di noci, castagne lesse o arrostite, fichi secchi, melecotogne, carrube, melegrane, cachi "Legnà;sande alla vainile", ed altro.

L'entità; dei doni dipendeva dalle condizioni economiche della famiglia. Tutti i bambini, come credevano, avevano la loro calza riempita di doni.

Anticamente la calza era fatta a mano e rappresentava una modesta attività; popolare.

In qualche calza i genitori mettevano pezzi di carbone per qualche figlio discolo, per fargli capire che erano stati i morti che lo avevano voluto punire per la sua cattiveria.

C'era un detto popolare che spesso le mamme rivolgevano ai figli indisciplinati che così recitava: "Se fe u cattive i murte te mettene i carevùne 'nda cavezette" (se fai il cattivo i morti ti metteranno i carboni nella calza).

Questa usanza è scomparsa da molti anni, sostituita da calze confezionate e piene di cioccolatini, pasticcini e giocattoli che si comprano in bar e supermercati.

Il giorno della Festa dei Morti i ragazzi giravano per le case di parenti e conoscenti con la calza lunga che portavano a penzoloni sulle spalle nella speranza di riempirla di doni al grido "L'Anime i Murte", "A cavezette de l'Anime i Murte".

I pescatori di Manfredonia il giorno dei morti evitavano di uscire con le barche, anzitutto per rispetto dei tanti dispersi in mare e poi perchè per credenza popolare si dice che in quei giorni si teme che si pescano "I ciucchetelle".

Il culto dei morti nella nostra comunità; è ancora vivo, la maggior parte dei sipontini durante i giorni della ricorrenza invade letteralmente il cimitero per deporre fiori sulle tombe dei propri cari defunti.

Grazie a: http://www.manfredoniaeventi.it/news/2008/c281008.htm

Il meraviglioso Salento quale generoso custode di tradizioni millenarie non finisce mai di stupire, proprio in questi giorni sono in pieno fermento i preparativi delle mirabili e tradizionali “Tavole di San Giuseppe”, un'antica usanza cerimoniale che affonda le sue radici nella ricca storia della Terra d'Otranto fino a lambire e rievocare i grandi festeggiamenti religiosi medievali. Un'atmosfera generata dall'incontro di due grandi culture e stili quella bizantina e quella barocca. Un antichissimo rito in onore di San Giuseppe che si ripete puntualmente ogni anno nel mese di marzo, in alcuni borghi a pochi chilometri da Otranto (Uggiano la Chiesa, Casamassella, Giurdignano, etc.).

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La Notte delle Spade – Festa di San Rocco – 14 agosto – Torrepaduli (Ruffano). Pizzica, Tamburello, Scherma in Ronde, in occasione dei festeggiamenti in onore del Santo Patrono.

IL RITO DELLA NOTTE DI FERRAGOSTO

Un rito autentico che si rinnova ogni anno nella notte di Ferragosto: è la grande festa che Torrepaduli (Ruffano) organizza per San Rocco. Si parte il giorno 15 alle 21 con la solenne processione con la statua del Santo che attraversa le vie del paese. Alle 22 gara di fuochi pirotecnici. Ma l’appuntamento più atteso è senza dubbio quello con la famosa “danza delle spade” nella notte tra il 15 e il 16 agosto davanti alla cappella-santuario si San Rocco. E’ un evento “unico”, un complesso rituale, accompagnato dal suono di armonica a bocca e dai tamburelli, in cui i danzatori mimano con forte gestualità delle braccia e l’uso dell’indice e del medio, una sorta di duello rusticano: provocazione, attacco, difesa, finte, colpi proibitivi scandiscono la lotta. Quasi un rito-simbolo, declinato con modalità specifiche, affatto riscontrabili nei centri con richiamo turistico-religioso di tutti i Paesi euro-afro-asiatici del Bacino Mediterraneo.

E’ un tipo di danza diversa dalla “Pizzica Tarantata”, dove la malattia provocata dal morso di una tarantola può essere guarita dalla musica, dalla danza e dai colori. Ed è altra cosa dalla “Pizzica de Core”, espressione tipica della tradizione popolare salentina, danza di corteggiamento tra uomo e donna. La “Danza delle Spade” nel piccolo centro salentino è un fenomeno assolutamente unico, che si ripropone in pieno ferragosto d’ogni anno, fenomeno presente nelle analisi di studiosi e addetti ai lavori.
Su quello spazio magico, consacrato dal pulsare ritmato dei tamburelli e dalla danza apparentemente scomposta dagli schermidori, vive il rito autentico della “Danza delle Spade” :solo qui, a Torrepaduli, e in nessun altro posto di tutti i molti Paesi rivieraschi del Mediterraneo, ballerini a torso nudo, suonatori di tamburello con le mani bendate, virtuosi dell’armonica con la schiuma alla bocca, rauchi aedi a snocciolare terzine in canto, tutti attori-spettatori, ridisegnano gli schermi della Pizzica-Scherma, mimando, roteando, colpendo,sottraendosi all’avversario nel ballo infinito.

 

I festeggiamenti e i concerti si protraggono fino al 18 agosto, visitare il sito ufficiale per gli aggiornamenti

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