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Mar, Ott

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Angoli segreti, calette poco affollate, sentieri silenziosi nella macchia mediterranea: esistono ancora posti così, anche se sempre più rari. Nascosti nei trecento chilometri di costa del Salento che, dallo Ionio all'Adriatico, sfilano davanti agli uliveti secolari, i pini d'Aleppo, le torri di avvistamento, le scogliere a strapiombo e le distese di sabbia bianchissima. A partire dalle Dune di Campomarino di Maruggio: cinque chilometri di straordinaria bellezza, con rarità botaniche come il timo arbustivo e i ginepri marini. Qui non ci sono stabilimenti, ombrelloni attrezzati o balli di gruppo.

Qui si scende inoltrandosi tra i profumi salmastri fino alla sabbia dorata e all'acqua cristallina. Proseguendo per San Pietro in Bevagna, lungo la litoranea ionica tarantina, si scoprono invece importanti riserve naturali, come il fiume Chidro, che nasce da un profondo cratere subacqueo, e la vecchia Salina dei Monaci: 25 ettari sulla riva ovest di Torre Colimena, regno dei fenicotteri rosa, delle dune sabbiose e del mare trasparente.

Arrivati, dopo una manciata di chilometri, al Lido degli Angeli, un susseguirsi di dune alte fino a 8 metri e mare dai colori caraibici, la spiaggia libera fa posto a quella attrezzata. Consigliato un bagno al tramonto al Samanà Beach, un lido con ombrelloni indonesiani e divanetti sistemati nella pineta retrostante; o al Bonavista del vicino Torre Lapillo, con tanto di chiringuito all'ingresso e chiosco in spiaggia. Il tratto di costa nella zona di Porto Cesareo è uno tra i più ricercati. Un'area marina protetta dove, seguendo percorsi guidati (i sentieri blu), si può andare alla scoperta delle formazioni di coralligeno, di praterie di posidonia e di tante grotte che rendono lo scenario sommerso davvero sorprendente.

Sui fondali non è difficile imbattersi in reperti archeologici, come le colonne romane a pochi metri dalla costa, ma sono soprattutto i molluschi, i crostacei e le testuggini ad attirare la curiosità dei subacquei. E poi qui è di casa la Turritopsis nutricula, la medusa immortale, l'unico organismo in grado di invertire il proprio ciclo biologico e non morire mai. Tra spiagge libere e lidi attrezzati, ce n'è per tutti i gusti: il Goa e il Bahia del Sol sono molto frequentati dai giovani; il Togo Bay è attrezzato anche per i disabili e ha grandi baldacchini e lettoni in stile africano; l'Orange Sun, già da tempo sold out per gli ombrelloni, merita una sosta per l'ottimo ristorante e gli eventi musicali.

Dirigendosi a sud, s'incontrano Torre Squillace e la magnifica baia di Sant'Isidoro. Un ritorno alla tranquillità suggellato dall'incontro della Palude del Capitano con centinaia di rarità botaniche che svettano tra le spundurate, le depressioni nel terreno inondate di acque salmastre, e dagli spettacolari affacci sul mare del Parco Regionale Naturale di Portoselvaggio. Attraversato il grande bosco di pini d'Aleppo, si raggiunge la minuscola spiaggetta di ciottoli per tuffarsi nella baia verde-blu. Basta spostarsi sulla destra di pochi metri e, attraverso un sentiero che sa di timo e ginepro, ci si ritrova in piccole insenature ricche di anfratti ed ex cave messapiche, dove fare un bagno nelle numerose sorgenti di acqua dolce.

Poco più in là c'è la Cala di Uluzzo, con l'omonima torre. Per raggiungerla basta lasciare l'auto al parcheggio dello storico pub Fico d'India, vicino a un lido di grande fascino, incastonato tra il mare e la brullosa Serra Cicora, il Litos. Gallipoli, e la sua lunga baia, sono a due passi. Dopo il susseguirsi di stabilimenti della Baia Verde (i migliori sono lo Zen con sushi bar in agosto e il Samsara), si arriva a quello che dal 2005 è stato chiamato il Parco Regionale Isola di Sant'Andrea - Punta Pizzo. Attraverso una fitta pineta si accede a lidi esclusivi come il Makò con terrazze sul mare, aperitivi e musica, Lido Pizzo, meta dei vip, e Punta della Suina, amato dai nudisti nella sua parte libera e con un bar sulla terrazza panoramica dove si sorseggia l'aperitivo con sottofondo musicale. La costa prosegue in un susseguirsi di spiagge e lidi che ha il suo culmine nella zona di Torre San Giovanni, con il Cocoloco, preferito dai giovani, il Malibù, famoso per l'ottima cucina tradizionale della signora Antonia, e poi, a Torre Mozza, il Balelido, il più trendy, con i suoi pochi palmizi dove offre frutta e prosecco. Fino a Pescoluse, una delle spiagge libere più belle del Salento con dune coperte di gigli selvatici e sabbia finissima e un mare da molti paragonato alle Maldive.

Arrivati a San Gregorio, in località Felloniche, la costa rocciosa comincia a farsi spazio. Bagni Marinelli è uno stabilimento raffinato su scogli bassi con ombrelloni bianchi, lettini, cabine e bar su pedane di legno. Per chi ama le immersioni, da non perdere il Ciolo, un'insenatura spettacolare a quattro chilometri da Leuca. I più coraggiosi si tuffano dal ponte che sovrasta la caletta, altrimenti si scende al mare attraverso una scalinata. Da qui fino a Otranto la costa è infatti alta e disegnata da baie, grotte, fiordi, anfratti, mentre gli accessi via terra sono rari e difficili. Si attraversano marine come Tricase Porto, Castro, Porto Miggiano, una falesia dorata con un mare color smeraldo, e Santa Cesarea, rinomata stazione termale dal 1899 con numerose sorgenti di acqua sulfurea. Porto Badisco, un'insenatura naturale immersa tra fichidindia e macchie di mirto, ha una spiaggetta e un punto ristoro che ne fanno un posto adatto anche ai bambini.

Ed ecco, alla fine di una strada litoranea a dir poco panoramica, la città di Otranto. Le case bianche sono lambite da un'acqua cristallina e le spiagge del paese sono sempre piene di bagnanti. Chi vuole stare tranquillo, anche in agosto, va a La Castellana, in località La Punta, di proprietà degli stilisti Capasa: pochi ombrelloni e prezzi certo non bassi. A nord di Otranto, la Baia dei Turchi vale almeno un bagno, anche se sono lontani i tempi in cui questa piccola insenatura di sabbia finissima circondata da una parete di roccia calcarea e protetta da un'odorosa pineta era sconosciuta dal turismo di massa. Stesso discorso per il litorale degli Alimini: sormontato da pini maestosi e macchia mediterranea, battuto dal vento e molto apprezzato dai surfisti, è il preferito dalle famiglie (numerose). Poi, ritornano le spiagge libere dove praticare il kitesurf, puntellate da tratti di scogliera bassa su cui spiccano capanni spartani per un aperitivo a base di ricci e cozze.

Sfilano davanti agli occhi le marine di Melendugno, da Torre Sant'Andrea a Torre dell'Orso e San Foca, fino all'Oasi Naturale delle Cesine. Si può visitare percorrendo due sentieri: quello più selvaggio che conduce alle alte torri di avvistamento per l'osservazione degli uccelli nella palude Pantano Grande, e quello didattico, attrezzato anche per le persone diversamente abili. A 5 km c'è San Cataldo, la marina dei leccesi, con numerosi lidi attrezzati, tra cui il Sole LunaPonticello, famoso per i tornei di beach tennis. Per respirare ancora natura e silenzio, si deve arrivare in terra di Brindisi, nella zona di Torre Guaceto. Qui gli ulivi secolari, scendendo verso il mare, lasciano il posto alla macchia mediterranea, alle zone umide, alle alte dune di sabbia punteggiate da gigli bianchi e, all'improvviso, alle tante calette turchesi. Anche il territorio di Ostuni è ancora capace di sorprenderci. 1100 ettari e 8 km di costa, tra Torre Canne e Torre San Leonardo, che costituiscono il Parco Regionale delle Dune Costiere: una bellissima spiaggia protetta da dune con esemplari di ginepro di 600 anni, stagni collegati da passerelle sospese ai bacini di un antico impianto di acquacoltura dell'800, dune fossili con pseudosteppa e ampie distese agricole con ulivi secolari, fichi, pascoli e seminativi. A due passi, c'è il Viar Beach Club, uno dei sette stabilimenti balneari in Italia con il certificato di ecocompatibilità.

(C) Marielle Piscopo - http://www.viaggi24.ilsole24ore.com/Grandi-Viaggi/Terre-Scoprire/2010/06/salento-spiagge.php