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Mar, Ott

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http://www.lusalentinu.it/home/images/img_contenuti/grotta-dei-cervi.jpgL’ insediamento rupestre, situato in località “Monaci”, fu abitato dall’uomo di Neanderthal, di cui si sono trovate numerose testimonianze litiche e poi fu frequentato dall’uomo di Cro-Magnon, di cui restano due scheletri. Dopo quest’ultimo la vita nel sito continuò per altre decine di migliaia di anni. Questa ricostruzione delle frequentazioni della grotta è avvenuta grazie al ritrovamento di oltre 18.000 reperti, compresi tra una fase avanzata del neolitico antico e la prima età del bronzo. Attualmente gli stessi sono conservati presso il Museo Nazionale di Taranto e l’Università di Pisa. La cavità può essere distinta in due settori: la grotta-riparo esterna, frutto dei progressivi arretramenti della volta che hanno generato un ambiente aperto, e la grotta interna suddivisibile in un tronco centrale e due cunicoli che si sviluppano verso nord e verso ovest.

La grotta prende il nome da due statuine, dette Veneri, raffiguranti donne in stato di gravidanza, scolpite in osso di cavallo, risalenti ad un periodo compreso tra 12.000 anni e 14.000 anni fa. Il ritrovamento avvenuto nel 1965 ad opera del prof. Giuseppe Piscopo, aiutato da altri volontari fra cui il prof. Antonio Greco, ebbe il merito di imporre all’attenzione della cultura scientifica una scoperta di rilevanza internazionale. Questo genere di statuine paleolitiche, diffuse con notevole uniformità dai Pirenei alle pianure russe, rappresenterebbe il culto della maternità e della fertilità e possono essere considerate importanti espressioni d’arte, di altissimo pregio artistico, stilistico e tecnico.

{affiliatetextads 1,,_plugin}I due esemplari parabitani differiscono dalle altre veneri dell’Europa per l’atteggiamento delle braccia che si riuniscono al ventre, caratteristica che invece ha forti analogie con le statuette rinvenute nelle lontane pianure russe. Ciò fa pensare, se non proprio ad un rapporto diretto tra queste due grandi aree culturali almeno alla convergenza di gusti formali che caratterizzavano i gruppi umani, dei quali le Veneri costituiscono parte della produzione artistica.