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Le applicazioni forensi delle informazioni odontoiatriche nell'ambito della identificazione dei cadaveri vanno indietro fin dal 66 A.C. quando Agrippina, madre di Nerone, identificò la sua vittima proprio attraverso la discolorazione dei due incisivi centrali.


L'odontologia forense è una delle discipline delle scienze forensi e in Italia è ricompresa nell'insegnamento universitario di Medicina Legale (Med/43). Nel 2012 il Pugliese odontologo forense Emilio Nuzzolese tra i primi a sottolineare il ruolo umanitario dell'odontologia forense anche in relazione ai diritti umani durante il congresso internazionale DEALS (International Dental Ethics and Law Society), svoltosi in Belgio. Tema ripreso nel 2013 nell'incontro annuale INTERPOL sulla Identificazione Vittime di Disastri. Infine nel 2015 l'odontologia forense umanitaria è venuta incontro concretamente alle esigenze di medici legali e squadre identificative attraverso la costituzione del gruppo Forensic Odontology for Human Rights  che oggi annovera oltre 70 esperti volontari provenienti da 35 Paesi.

Il tema della identificazione di resti umani è diventato - purtroppo - di grande attualità, destando un notevole interesse nei maggiori contesti internazionali di medicina legale. Negli Emirati Arabi il prossimo Novembre 2017 si svolgerà per la prima volta un workshop sulla odontologia forense e diritti umani. Il tema della odontologia forense umanitaria sarà anche protagonista del congresso scientifico annuale della Società Americana di Odontologia Forense ASFO che si svolgerà a Seattle nel febbraio 2018. 

Docenti ed esperti della identificazione umana forense si incontreranno anche a Bari nei giorni 1/2 dicembre 2017 in occasione della seconda edizione del Corso sulla Identificazione Umana Forense organizzato dall'associazione Dental Team DVI Italia  nata a Bari nel 2016. Segni di tortura derivanti da morsi, stima dell’età degli immigrati e profilo biologico dei corpi senza nome sono alcuni tra i complessi accertamenti che un esperto odontologo forense affronta nella sua attività. 

«Si tratta - ha sottolineato Emilio Nuzzolese docente a contratto di odontoiatria forense presso l'Università di Torino e coordinatore di Forensic Odontology for Human Rights - di applicare l'odontologia forense anche per la protezione dei diritti umani e l’individuazione di quelle forme di violazione che presentano evidenze dentali, come i morsi e la determinazione della maggiore età. Inoltre l'identificazione dei migranti non può prescindere da un'autopsia Orale per l'individuazione del profilo biologico generico».

Le organizzazioni Forensic Odontology for Human Rights e Dental Team DVI Italia rappresentano una risorsa per le migliori pratiche forensi multidisciplinari nel rispetto dei diritti umani, delle scienze forensi e delle indicazioni INTERPOL. Le due organizzazioni di volontariato hanno creato anche la App Selfie Forensic ID e nel 2018 sarà anche pubblicata la Dentify Me App, due ausili gratuiti per Smartphone molto innovative per la ricerca e l’identificazione delle persone scomparse.

Emilio Nuzzolese Dental Team DVI Italia

L'esame medico legale e odontologico-forense attraverso un'autopsia completa dei corpi senza vita e senza nome restituiti dai naufragi rappresentano una valenza umanitaria che impone l'accertamento multidisciplinare.
«Il contributo dell'odontoiatra forense - ha dichiarato la professoressa Margherita Neri, Medico Legale Direttore della scuola di specializzazione in medicina legale dell'Università di Ferrara e docente al corso che si svolgerà a Bari - è fondamentale nell'identificazione dei cadaveri, in particolare nei casi di corpi decomposti o di resti. Il medico legale deve sempre lavorare gomito a gomito con l'odontoiatra forense che con le sue peculiari competenze riesce a fornire un contributo fondamentale non solo nell'identificazione del cadavere, ma anche nella stima dell'età e nella valutazione di eventuali segni di morso sulla cute del cadavere».