«Se Nichi Vendola non è condiviso, facciano i loro nomi e si vada alle primarie. Il popolo deciderà». Anna Rita Lemma, capogruppo Pd, che alle primarie di partito si è schierata per il ticket Bersani-Blasi, non condivide quanto è emerso nell’assemblea regionale del Pd sabato a Bari. Lemma «tifa» per Vendola (e nell’area del Comune è un altro sì che arriva per il governatore uscente dopo quello espresso sabato scorso dal sindaco Ezio Stefàno) e teme che quanto si sta profilando per la Regione, finisca col riprodurre la frattura che il centrosinistra ha già vissuto a Taranto nel 2006, quando questo schieramento mise in campo i candidati sindaci Ezio Stefàno e Gianni Florido.

{affiliatetextads 1,,_plugin}«Un déjà vu, un già visto per noi di Taranto. Questo è quanto mi sento di registrare in merito all’assemblea regionale del Pd di cui faccio parte» dice Lemma. Che aggiunge: «Non sono cambiati i registi, non sono cambiate le illogiche argomentazioni, non è cambiato un inadeguato appello al senso di responsabilità . Un film, purtroppo, girato in questa città per le amministrative del 2006. Scelte politiche sbagliate di cui ancora ci lecchiamo le ferite». 

«Dividere l’elettorato del centrosinistra è per le regionali un gravissimo errore e la scelta fatta da D’Alema di mettere in discussione il nome di Vendola a nome del Pd, rischia di produrre questo effetto - rileva Lemma -. Nessuno di noi è nato ieri e quindi sapendo perfettamente che la Puglia è inserita in un quadro di accordi nazionali, comprendiamo la necessità di trovare tra le forze di opposizione al governo Berlusconi, le più ampie coalizioni possibili. Ma se questo avvenisse a discapito del centrosinistra, noi non aggiungeremmo elettorato. Semplicemente lo sostituiremmo». 

Per il capogruppo Pd al Comune di Taranto, «la squadra di governo regionale, guidata da Vendola ha lavorato bene: scuola, servizi sociali, politiche culturali, scelte energetiche, lavoro, infrastrutture, hanno fatto della Puglia la più interessante novità politica in Italia e forse oltre di questi ultimi cinque anni. Tanto è vero questo - rileva Lemma - che sono tantissimi i provvedimenti regionali su cui la squadra di governo ha contato proprio i voti dell’Udc (anche se non sono oggi forza di maggioranza) e addirittura, in alcuni casi, del Pdl. E allora perché mettere in discussione il presidente Vendola? Perché l’Idv, che a livello nazionale pone il tema della legalità e del rispetto delle istituzioni come prioritario, e l’Udc in Puglia pongono veti su chi della lotta per la legalità ha fatto ragione totale del suo impegno politico?» 

«Tutto questo - conclude Lemma - è incomprensibile a soprattutto inspiegabile ai nostri elettori e forse l’analisi secondo la quale solo dove abbiamo stretto alleanze con l’Udc alle provinciali abbiamo vinto è monca se non consideriamo il valore e la riconoscibilità dei candidati presidenti ma anche il fatto che a votare sia andato un numero davvero esiguo degli aventi diritto al voto. Io temo che in assenza di un percorso ragionevole e comprensibile da parte del Pd il tonfo sarebbe davvero inevitabile».

(C) la gazzetta del mezzogiorno.it