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Mar, Ott

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Per i pugliesi così come per i lucani la parola Murgia che deriva da murex ossia muro si riferisce a qualsiasi sporgenza rocciosa affiorante. In particolare nella provincia di Bari è sinonimo di pascolo roccioso, nella terra di Lecce e Brindisi diversamente si utilizza il termine “serra” come equivalente al termine murgia. Il banco roccioso murgiano, quindi, occupa i tre quarti della superficie totale della provincia di Bari e di quella di Taranto e rappresenta l’ossatura stessa della regione pugliese detta “Puglia Pietrosa”.

La bellezza di questa terra è data dalla stratificazione orizzontale e suborizzonatale delle rocce calcaree mesozoiche che apparentemente desolate sono in realtà vibranti di vita. Le murge hanno avuto una denominazione diversa a seconda della collocazione territoriale e dell’altitudine infatti si distingue la murgia costiera o litoranea, la murgia bassa o quella alta.

{affiliatetextads 1,,_plugin}Queste rocce calcaree che la costituiscono sono state intaccate fin dalla loro emersione, dalle acque che nel corso dei millenni le hanno corrose tracciando lunghi solchi, diversamente profondi chiamati lame o gravine (ora fiumi fossili). Non solo, l’azione delle acque ha portato alla formazione di oltre 500 grotte, le più note sono quelle di Castellana e di Martina Franca.

Questa geologia del territorio unitamente ad un clima mediterraneo caratterizzato da periodi di aridità estiva differenti da zona a zona ha favorito un bioclima del tipo marittimo termomediterraneo che favorisce la vegetazione di olivastro, carrubo e leccio e salendo sui rilievi murgiani di tipo submediterraneo montano dove crescono bene roverelle, cerri e farnetti (essenze quercine caducifoglie).

Sono state censite oltre 1500 specie floristiche spontanee che rappresentano la ricchezza del nostro territorio considerando che sono presenti più di 2600 specie floristiche in tutta la Puglia. Fiori particolari, alcuni sconosciuti, piccoli o vistosi, belli o dalle forme isolite, dai colori tenui o sgargianti e con odori più o meno gradevoli. Le specie erbacee, bulbose o rizomate, annuali o perenni che crescono nei campi, nelle varie stagioni dell’anno sono tante e appartengono a diverse famiglie delle Angiosperme.

Fa capolino anche tra oliveti e vigneti il rosso porpora del fiore di papavero o il color malva dei gladioli selvatici, la calendula dai fiori color arancio e il viola del cipollaccio o muscaro oltre alle infiorescenze gialle delle ferule. Non sono da meno le piante selvatiche che crescono nei seminativi e che rompono il colore predominante, come l’adonite estiva, con i fiori rossi esili e delicati ma velenosi.

Queste essenze costituiscono parte della flora dei coltivi murgiani. Un patrimonio naturalistico che non smette mai di stupire i suoi visitatori.

© Il Domani Andriese - 2009